Davide Aresi

Impossibile non rimanere affascinati dal magistrato Benito Melchionna, Uomo di immensa cultura votato alla sua divulgazione, carismatico e magnetico.

Dedito a temi ambientali, bioetica, diritto (è bhe!), responsabilità professionale, sicurezza ed educazione scolastica, ho la grande fortuna di incontrarlo periodicamente per lavoro (è presidente dell'Organismo di Vigilanza di Sidip Srl, azienda per la quale opero attualmente). Ogni occasione si trasforma immancabilmente in educazione vera e propria, non semplice lezione. Coglie lo spunto, lo rielabora e te lo ripropone con una nuova chiave di lettura,  spronandoti benevolmente ad affinare il tuo pensiero in merito e sviscerarne ulteriormente il processo. Discussioni e conversazioni lasciano sempre un insegnamento potente ma sincero.

E' stato ispiratore di uno dei miei tatuaggi.

Lunga vita a lei Giudice Melchionna, Elogiatore della Trasgressione!

Qui la pubblicazione del suo profilo aggiornato grazie a questo articolo di Qui Bergamo.

Anno domini 2016, XXIII Conferenza Organizzativa di Confartigianato, tema: Le imprese e la sfida del digitale.

Fui invitato a condividere la mia esperienza di giovane imprenditore bergamasco con il digitale attraverso diversi miei percorsi professionali in Italia e all'estero.

QUI il post completo di Confartigianato Bergamo mentre qui il mio intervento slide comprese.

Ricordo che mi impapinai solo 46 volte ma nel complesso andò tutto bene. E quella camicia mi va ancora bene!

Sabato, 16 Gennaio 2021 12:57

Diero Collection | NOVA | Natura e Design

Viviamo un mondo ormai sempre più veloce e mai come oggi ognuno di noi ha bisogno di fare ritorno al calore e alla sicurezza del proprio ambiente domestico.
Per questo motivo abbiamo quindi studiato e concepito una nuova linea di arredamento che trae spunto dalla natura e confluisce in un design dai richiami classici ma attualizzati in chiave contemporanea e resi ancor più accoglienti grazie al calore del frassino in 3 declinazioni di colore.
Che te ne pare?
PS: Dimenticavo, diversi elementi sono componibili e a breve sarà disponibile un software per comporre la tua soluzione ideale!
Davide Aresi Classic&Luxury Furniture.
Per maggiori info scrivimi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Venerdì, 01 Gennaio 2021 10:22

2021

Ai leoni, alle leonesse ed ai pirati! 2021 siamo pronti⚡️
Auguri!

Sabato, 19 Dicembre 2020 21:22

La piccola storia del cavallo

Questo non penso mai di averlo reso “pubblico”, quantomeno on line via social. Anzi, non l’ho mai fatto. Ringraziando il cielo su qualche documento e qualche mobile in Italia ed all’estero però ci è andato!

Quando dovetti studiare un logo che sancisse il passaggio generazionale da Aresi Mario Mobili in Stile a Davide Aresi, dedicai del gran tempo sapendo di non voler usare le icone del mobile classico. Scelsi così il cavallo, animale elegante e maestoso come solo il mobile d’arte può esserlo, purosangue in corsa e stilizzato come lo sono io, in continua e costante evoluzione. Nonostante tutto.

 

Martedì, 08 Dicembre 2020 11:11

Grazie Alisee!

Era il 2014-15, “Chicca”, special Shovel sidecar, altra creazione AbnormalCycles cui ho avuto l'onore e l'onere di contribuire alla realizzazione. Anche con lei girammo l'Europa in lungo ed in largo per eventi e show raccogliendo apprezzamenti e vivendo grandi avventure. Di tutti gli shooting fatti però, mi persi il migliore, quello con Roberta, in arte Alizee Tassoni, meravigliosa creatura.

Tempo dopo ho scoperto un risvolto davvero interessante e per certi versi quasi inaspettato (maledetti sterotipi!Cambiamo approccio, tutto ne gioverà!)

Il pensiero va a lei, al suo operato e alle migliaia di suoi colleghi. Roberta è una silenziosa, orgogliosa combattente bergamasca, operatrice socio sanitaria che si è offerta volontaria per passare dal supporto agli anziani ad essere ora in prima linea in un ospedale Covid.

Sei un vero esempio, grazie per quello che fai!

Responsabilità Sociale: che si condivida o meno va sicuramente attuata. 

Il momento è delicato ed incerto. 

Attiviamoci tutti verso un obiettivo comune: contenimento e conseguente disattivazione totale di COVID19 così da ripartire tutti alla grande. Società civile ed Imprenditoria. Siamo messi alla prova ma stiamo imparando tanto (almeno tanti di noi

Mercoledì, 19 Febbraio 2020 20:10

CHI PIEGA IL TUO PARACADUTE?

Sia chiaro sin da subito, questa riflessione non nasce da me, ma dato che ho trascorso una breve parte della mia vita nel corpo militare più prestigioso, più amato e più odiato del mondo, non ho potuto non leggerla e, dato il suo significato così importante, farla mia e condividerla. 


CHI PIEGA IL TUO PARACADUTE?

 

Charles Plum era un pilota di bombardieri durante la guerra del Vietnam.

Un giorno, dopo molte missioni, il suo aereo venne colpito da un missile. Plum si gettò col paracadute, venne catturato e trascorse sei anni in una prigione nord-vietnamita. Al suo ritorno negli Stati Uniti iniziò e tenere conferenze sulla sua odissea raccontando quello che aveva imparato durante la prigionia.

Un giorno, in un ristorante, si avvicinò uno sconosciuto.

- Buon giorno. Lei è Charles Plum, il pilota abbattuto da un missile in Vietnam, giusto?

- E lei come lo sa? - chiese Plum.

- Perchè ero io che piegavo e controllavo il suo paracadute. Ha funzionato bene, vero?

Plum era sopraffatto dalla sorpresa e dalla gratitudine.

- Naturalmente. Se non avesse funzionato, oggi non sarei qui.

Quella notte, Plumb non dormì. Continuava a ripetersi: " Quante volte l'ho incontrato sulla portaerei e non gli ho mai rivolto la parola. Io ero un arrogante pilota e lui un marinaio qualunque. Eppure, ogni volta che piegava il mio paracadute e controllava le corde e le chiusure, aveva in mano la vita di qualcuno che nemmeno conosceva".

Da quella volta, Plum inizia le sue conferenze chiedendo: " Chi piega il vostro paracadute?".

Tutti abbiamo qualcuno grazie al cui lavoro possiamo fare il nostro. A volte, in mezzo alle sfide che la vita ci presenta ogni giorno, perdiamo di vista le cose importanti. Ci dimentichiamo di salutare, di ringraziare, di congratularci o semplicemente di dire una parola gentile.

 

Oggi, cerca di ricordarti chi è che piega il tuo paracadute e ringrazialo.

Domenica, 05 Gennaio 2020 07:54

Riflessione fine anno, parte 2.

Stamane mi sono scambiato alcuni messaggi con un nuovo potenziale cliente dubaino. Nell’era del Social Network è quasi tutto molto più facile e veloce, con i suoi pro e contro. Il primo contatto è immediato, addirittura quasi senza filtri. sono convinto che più andremo avanti più il rischio di perdere in formalità sarà maggiore. Se prima era più difficile stabilire e mantenere un contatto estero, oggi è sufficiente scrollare e cercare qualcun altro. Non franintendermi, non voglio fare il bacchettone ma sono convinto che un pizzico di formalità vada a braccetto anche con il rispetto. Ma sto divagando.
Il punto è che il dubaino da “buyer” si è trasformato in “seller”, ha acquisito una fabbrica in India ed ora produce mobili in stile classico. Intarsi in essenza, madreperla, pietre, metalli etc. Non che sia un problmea insormontabile ma praticamente quello che sappiamo fare noi. Tecnicamente eseguiti a regola d’arte ma davvero miseri stilisticamente. Ora, il problema dov’è? Uno dei mercati di riferimento si sta trasformando in un “produttore-rivenditore” che cerca a sua volta nuovi clienti. In Occidente si ma sopratutto in Oriente. Segnale davvero forte a mio avviso. "Ora non abbiamo più bisogno di voi" mi è stato detto!
Qs scambio di messaggi mi ha fatto però ricordare i miei primi viaggi di lavoro. Forse uno dei primissimi a 12-13 anni con mio padre, Napoli in giornata in aereo. Ricordo due cose: l’atmosfera con gli odori dei negozi dei ns clienti di allora ed una scena in un ristorante, dove alla richiesta di mio padre di volere del pesce, per tutta risposta il cameriere tornò con un acquario su una carrello per farci scegliere la ns pietanza. Rimasi abbastanza scioccato, sai?
Successivamente i viaggi si intensificarono, Venezia, Roma (ragazzi non potete immaginare cosa voglia dire girare Roma a piedi con mio padre, un bersagliere!), Firenze, Lecce, Bari, Trani, Taranto...nel corso degli anni però l’attrazione all’estero era forte, grazie anche ai ricordi e ai racconti di mio padre con americani e canadesi che giravano per casa o addirittura medio orientali che arrivavano con macchinoni enormi con diverse persone al seguito e che volevano sempre mobili di grandi dimensioni, per lo più in erable colorato. Che roba ragazzi, portavano anche dei doni e “noi” li chiamavano semplicemente tutti “arabi”.
La mia prima esperienza diretta con l’estero fu a 17/18 anni, Parigi Rue Faubourg Saint Honorè. Forse il primo cliente che scovai personalmente. Quella strada me la ricordo ancora: bellissima, elegante, soffusa e a tratti ammaliatrice nella sua accennata decadenza. Internet andava a 56k, la liretta andava cambiata e gli appuntamenti erano presi approssimativamente via fax ed al telefono. Era l’era del marciapiede, del visitare i grandi negozi, del chiedere del titolare e mostrare i propri disegni e progetti ed instaurare così un nuovo rapporto.
Anche quella volta rimasi colpito positivamente, ricordo quel signore distinto che mi accolse simpaticamente, sfogliò le mie fotografie e cominciò a stilare una lista. Alla fine prese un blocchetto degli assegni, mi guardò e mi disse: “regardons le total”. Che figata questo “estero”, mi pagano ancor prima di produrre i mobili!
Un paio di anni dopo cominciai con le fiere, Parigi e Londra, Birmingham senza dimenticare Milano anche se poi fummo costretti ad abbandonare il Salone.
Successi, errori e qualche batosta si sono succeduti negli anni, nuovi progetti, nuovi clienti mantenendo l’entusiasmo nel lavoro, nella cultura del Made in Italy, nel fatto-a-mano e concepito interamente in un piccolo laboratorio. Tutto affiancando un Padre artista,più artista che imprenditore-artigiano, con grandi visioni artistiche ma paradossalmente i piedi (a volte davvero troppo) piantati per terra.
Nel frattempo gli anni son passati, mi son sempre interessato di marketing, digital, 1.0,2.0 etc, ho voluto formarmi costantemente anche grazie al Gruppo Giovani Imprenditori di Bergamo, cercando sempre il confronto e mantenendo la condivisione con chi ne ha sempre saputo più di me, imprenditori senior o colleghi che fossero.
Ho trovato anche il modo di accostare le motociclette all’ebanisteria e al mobile d’Arte togliendomi qualche soddisfazione, non lo nego, sia in italia che oltreoceano.
Nei momenti duri ho deciso di spingere ancora sul gas, i primi “piccoli-grandi” contract in medio oriente, le fiere negli Emirati, i contatti ripresi in Arabia Saudita, in Qatar, testa alta e petto in fuori, nonostante tutto, nonostante i problemi quotidiani che all’esterno non si doveva lasciar trapelare perché...perché semplicemente “non si può e non si fa!”.
Da 26 mesi a questa parte le cose sono un po’ cambiate, oggi faccio il manager (o meglio, lo sono diventato) in una società di servizi che si sta strutturando sempre più. Faccio il manager grazie alla visione di un imprenditore che ha scommesso su di me e che ha trovato il modo di farmi mettere a sistema l’esperienza maturata “in trincea”. Gratificante e stimolante.
Certo, mi manca un sacco il laboratorio mio e quelli dei miei partner ma ho trovato da subito il modo di costruire ancora “squadre” di lavoro e di convergere forze verso obiettivi comuni. Di sicuro lo sto facendo un po’ meglio di prima.
Chiudo sto pippone di fine anno collegandomi a quanto scrissi a fine 2017... usando la stessa metafora motoristica oggi posso dire che il mio V8 ha nuove camice nei cilindri e pistoni performanti, il volumetrico è stato revisionato ed è tornato a spingere che è una bellezza. Certo, c’è da dare ancora una sistemata all’impianto di raffreddamento ed una rinfrescata alla carrozzeria ma nel complesso sono in pista e non mollo sicuramente il pedale del gas.
2020 sono lanciato, ci vediamo in circuito.

Venerdì, 03 Gennaio 2020 18:39

Buon anno con riflessione!

Ho scritto la mia riflessione di fine anno, ancora una volta l'ho sentito come una sorta di dovere dettato da non so che, ma che comunque in qualche modo aiuta. Bhe, la terrò li tra i miei scritti ed appunti, sparsi un po’ dappertutto.
Ho appena letto una intervista a Maurizio Lombardi che mi ha ispirato, il mio augurio voglio farlo così, con una riflessione a prima vista semplice ma sempre molto difficile da attuare.

Buon Anno!

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